Qual è un buon indice di liquidità corrente per una PMI italiana?
In generale 1,5–2,0 è considerato sano per la maggior parte dei settori e in linea con i parametri utilizzati da Cerved e dalle Centrali Rischi della Banca d'Italia nell'attribuzione del rating. Tuttavia il valore 'ideale' varia molto per comparto: il commercio al dettaglio può operare bene a 1,2, mentre il manifatturiero necessita tipicamente di 1,8–2,5. Confronta sempre con le medie del settore (osservatori Cerved, Mediobanca, Centro Studi Confindustria) e con il trend storico dell'azienda piuttosto che con un parametro universale.
Il current ratio può essere troppo alto?
Sì. Un rapporto molto elevato (>3,0) può indicare un uso inefficiente delle attività: liquidità in eccesso ferma sui conti, rimanenze a lenta rotazione, o cattiva gestione dei crediti commerciali (crediti scaduti che andrebbero svalutati ex OIC 15). In ottica gestionale potrebbe segnalare opportunità di investimento mancate e un costo-opportunità per i soci. In fase di chiusura di bilancio, valutare se le poste correnti riflettono ancora la realtà economica o se richiedono rettifiche di valore.
Qual è la differenza tra current ratio e quick ratio?
Il quick ratio (indice di liquidità secondaria o acid-test) esclude le rimanenze (voce C.I dell'attivo, disciplinata dall'OIC 13) dalle attività correnti. È più prudente perché il magazzino può essere difficile da liquidare rapidamente al valore di bilancio. Se un'azienda ha rimanenze elevate — tipico del manifatturiero o del dettaglio stagionale — il quick ratio sarà molto più basso del current ratio, e quella differenza è dove spesso si nasconde la vera storia di liquidità che interessa banche e fornitori.
Come posso migliorare il mio current ratio?
Puoi aumentare le attività correnti (accelerare gli incassi tramite Ri.Ba., factoring pro-soluto, riduzione del DSO; mantenere maggiore cassa; ridurre le rimanenze tramite promozioni) oppure ridurre le passività correnti (estinguere debiti a breve, negoziare dilazioni con i fornitori, rifinanziare l'esposizione bancaria a breve in mutui a medio-lungo termine). Convertire l'esposizione a breve in finanziamenti a lungo è uno degli interventi meccanici più rapidi e tipicamente migliora anche il rating Cerved.
Dove trovo i numeri nel bilancio italiano?
Entrambi i valori si trovano nello stato patrimoniale redatto secondo lo schema dell'art. 2424 c.c. Le attività correnti corrispondono alla somma delle voci dell'attivo circolante (C) con scadenza entro l'esercizio: rimanenze (C.I), crediti entro 12 mesi (C.II), attività finanziarie non immobilizzate (C.III), disponibilità liquide (C.IV). Le passività correnti sono i debiti (D) con scadenza entro l'esercizio successivo più i ratei e risconti passivi (E). Per società di capitali il bilancio depositato è consultabile presso la Camera di Commercio tramite il portale Telemaco di InfoCamere.
Cosa succede se il mio current ratio è sotto 1,0?
Significa che le passività correnti superano le attività correnti — non puoi pagare tutte le obbligazioni in scadenza nei prossimi 12 mesi con sole risorse a breve. Non è automaticamente insolvenza (potresti avere flusso di cassa operativo o linee di credito non utilizzate), ma è un campanello d'allarme. Le banche lo trattano come red flag sui covenant e ai sensi del Codice della crisi d'impresa (D.Lgs. 14/2019, art. 3) gli amministratori hanno l'obbligo di attivare il sistema di allerta interna se in concomitanza emergono altri indicatori (DSCR < 1, debiti scaduti verso erario, INPS, fornitori).
Cosa prevede il Codice della crisi d'impresa sugli indicatori di liquidità?
Il D.Lgs. 14/2019 (Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, in vigore con le modifiche del D.Lgs. 83/2022) all'art. 3 obbliga l'imprenditore a istituire assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla rilevazione tempestiva della crisi. Gli indicatori di crisi tipici includono il DSCR a sei mesi inferiore a 1, ritardi reiterati nei pagamenti verso fornitori, banche, dipendenti, fisco e previdenza. Un current ratio in deterioramento è uno dei segnali da inserire nel monitoraggio interno e da segnalare all'organo di controllo (collegio sindacale o revisore).
Come incide il current ratio sul rating Cerved o sullo scoring bancario?
Cerved e gli istituti di credito italiani utilizzano modelli di rating che combinano indicatori di liquidità (current ratio, quick ratio, indice di liquidità primaria), redditività (ROE, ROI, EBITDA margin), struttura finanziaria (leverage, copertura oneri finanziari) e comportamentali (Centrale Rischi Banca d'Italia, sconfinamenti, ritardi). Un current ratio stabilmente sotto 1,2 abbassa lo scoring nella sezione liquidità e tipicamente peggiora di una o due classi di rating, con effetti diretti sul costo del credito e sull'ammontare degli affidamenti concedibili.
Quanto spesso devo calcolare questo indice?
Una volta per periodo contabile — mensilmente per il controllo di gestione attivo, trimestralmente per la reportistica al consiglio di amministrazione e all'organo di controllo, annualmente come minimo (in occasione del bilancio d'esercizio e della relazione sulla gestione ex art. 2428 c.c.). Il valore è significativo solo in relazione ai periodi precedenti e ai concorrenti di settore, quindi costruisci un trend multi-periodo invece di affidarti a una singola lettura.
Il current ratio include i debiti a medio-lungo termine?
No — solo la quota dei mutui e finanziamenti a medio-lungo termine in scadenza entro 12 mesi (la 'quota corrente' classificata in D.4 'debiti verso banche – entro l'esercizio' ai sensi dell'OIC 19) rientra nelle passività correnti. La quota residua oltre l'esercizio resta nelle passività non correnti ed è esclusa dal calcolo. Questa riclassificazione è fondamentale per non sottostimare la pressione finanziaria a breve termine.
Il current ratio è utile per società di servizi senza rimanenze?
Sì. Per uno studio professionale, una società di consulenza o un'agenzia di servizi, current ratio e quick ratio saranno praticamente coincidenti perché le rimanenze sono nulle o irrilevanti. L'indice cattura comunque il rapporto tra crediti professionali (spesso voce dominante e disciplinata dall'OIC 15), cassa e obbligazioni a breve (debiti verso fornitori, ritenute, IVA, contributi INPS) — esattamente ciò che conta per la liquidità di un'attività di servizi.
Perché due aziende con lo stesso current ratio possono avere liquidità diversa?
La composizione conta. €500.000 di attività correnti di una società potrebbero essere all'80% cassa; di un'altra potrebbero essere al 60% crediti scaduti oltre i 120 giorni che andrebbero parzialmente svalutati. Stesso indice, capacità di pagare molto diversa. Affianca sempre l'indice a un'analisi delle attività sottostanti, all'aging dei crediti e al ciclo di cassa (DSO + giorni di magazzino − DPO), come prescrivono le best practice di analisi di bilancio del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti.