Qual è la differenza tra fondo pensione e TFR mantenuto in azienda?
Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) mantenuto in azienda viene accantonato dal datore di lavoro e rivalutato annualmente all'1,5% + 75% dell'inflazione ISTAT; alla cessazione del rapporto viene erogato come capitale e tassato come reddito ordinario (con tassazione separata agevolata). Il TFR conferito a un fondo pensione (fondo negoziale, aperto o PIP) segue invece i rendimenti del comparto scelto, beneficia della tassazione agevolata al 15-9% sulla prestazione finale e può essere erogato come capitale, rendita o un mix dei due.
Che cos'è la COVIP e perché è importante?
La COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) è l'autorità pubblica italiana che vigila sulla previdenza complementare. Pubblica le statistiche ufficiali su rendimenti netti, costi (indicatore sintetico ISC) e numero di iscritti, autorizza i fondi pensione e tutela gli aderenti. Prima di scegliere un fondo è buona prassi consultare il sito covip.it per confrontare ISC e rendimenti pluriennali.
Quanto posso dedurre dal reddito imponibile versando al fondo pensione?
Il D.Lgs. 252/2005 prevede un tetto di deducibilità annua di 5.164,57 EUR per i contributi volontari versati alla previdenza complementare (escluso il TFR conferito, che non rientra nel plafond). Per i lavoratori di prima occupazione successiva al 2007 esiste un'agevolazione aggiuntiva nei primi 20 anni di iscrizione, che consente di recuperare in seguito i plafond non utilizzati fino a un massimo di 2.582,29 EUR annui aggiuntivi.
Come viene tassata la prestazione finale del fondo pensione?
La prestazione (capitale o rendita) è soggetta a un'imposta sostitutiva del 15%, ridotta di 0,30 punti percentuali per ogni anno di partecipazione al fondo oltre il 15°, fino a un minimo del 9% dopo 35 anni di adesione. Solo la parte di prestazione derivante dai contributi dedotti è tassata: i versamenti non dedotti (oltre il plafond di 5.164,57 EUR) sono restituiti esenti.
Conviene conferire il TFR al fondo pensione?
Dipende dall'orizzonte temporale, dalla tolleranza al rischio e dal contributo del datore di lavoro previsto dal CCNL. Sul lungo periodo i comparti bilanciati e azionari dei fondi COVIP hanno tipicamente sovraperformato la rivalutazione del TFR in azienda (1,5% + 75% dell'inflazione ISTAT), ma con maggiore volatilità. Conferire il TFR è spesso vantaggioso anche perché molti CCNL prevedono un contributo aziendale aggiuntivo che si attiva solo se il lavoratore aderisce al fondo negoziale.
Cos'è il contributo datoriale e quando spetta?
Il contributo del datore di lavoro è una quota aggiuntiva, prevista dal CCNL o da accordi aziendali, che l'azienda versa al fondo pensione negoziale se il lavoratore aderisce versando almeno la propria quota minima contrattuale. Si tratta di una percentuale dello stipendio (tipicamente 1-2%) che rappresenta a tutti gli effetti retribuzione aggiuntiva: non versare la quota minima per attivarlo significa rinunciare a parte del proprio salario.
Posso ottenere un'anticipazione dal fondo pensione prima della pensione?
Sì. La normativa (D.Lgs. 252/2005) prevede tre casistiche principali di anticipazione: spese sanitarie gravissime in qualsiasi momento (fino al 75% del montante, tassata al 15-9%); acquisto/ristrutturazione prima casa per sé o per i figli dopo 8 anni di iscrizione (fino al 75%, tassata al 23%); ulteriori esigenze dopo 8 anni di iscrizione (fino al 30%, tassata al 23%). È anche prevista la RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata) fino a 10 anni prima della pensione di vecchiaia.
Posso ricevere la prestazione come capitale o solo come rendita?
Al pensionamento si può chiedere fino al 50% del montante come capitale e la restante parte come rendita vitalizia. È possibile riscuotere il 100% in capitale solo se la rendita derivante dalla conversione del 70% del montante è inferiore al 50% dell'assegno sociale INPS. La rendita è erogata in forma vitalizia immediata, eventualmente reversibile o con periodo certo, in base ai coefficienti di conversione del fondo.
Che differenza c'è tra fondo negoziale, fondo aperto e PIP?
Il fondo negoziale (chiuso) è istituito tramite CCNL ed è riservato ai lavoratori di un settore o azienda: ha costi (ISC) molto bassi, spesso sotto lo 0,5%, e prevede il contributo del datore. Il fondo aperto è istituito da banche, SGR o assicurazioni e accessibile a tutti, con costi medi più alti. Il PIP (Piano Individuale Pensionistico) è un prodotto assicurativo individuale: storicamente i più costosi, con ISC anche oltre il 2%. La COVIP pubblica regolarmente la classifica dell'ISC dei tre comparti.
Cosa succede al fondo pensione in caso di cambio lavoro?
Si può portare in trasferimento la propria posizione individuale presso un altro fondo pensione (negoziale, aperto o PIP) senza tassazione, dopo almeno 2 anni di permanenza nel fondo di provenienza. In alcuni casi il trasferimento è possibile anche prima, ad esempio se si perde il requisito di adesione al fondo negoziale (cambio settore). Il riscatto totale è invece tassato e ammesso solo in casi specifici (inoccupazione superiore a 48 mesi, invalidità, decesso).
Il calcolatore tiene conto dell'inflazione?
No, il saldo proiettato è espresso in euro nominali (futuri), non in euro di oggi. Per ottenere una stima reale a potere d'acquisto attuale puoi sottrarre l'inflazione attesa dal rendimento atteso: ad esempio, usando un rendimento del 3% al posto del 5% se ipotizzi un'inflazione del 2%. Anche la rendita stimata al 4% va aggiornata nel tempo per mantenerne il potere d'acquisto.
Quanto si discosta il calcolo dalla pensione INPS?
Questo calcolatore stima il secondo pilastro (previdenza complementare) e non sostituisce la pensione obbligatoria INPS, che dipende dai contributi versati e dai coefficienti di trasformazione INPS aggiornati periodicamente. Per una visione completa dell'adeguatezza pensionistica conviene sommare la stima della rendita complementare al tasso di sostituzione INPS, consultabile sul portale 'La mia pensione futura' di inps.it.