Qual è un buon tasso di assenteismo in Italia?
Secondo i dati ISTAT sulle ore non lavorate, il tasso medio di assenza nelle imprese italiane si colloca tipicamente tra il 6% e l'8% considerando malattia, permessi, congedi e infortuni, con punte più alte nella pubblica amministrazione e nel comparto sanitario e valori più bassi nei servizi professionali. Un tasso aziendale inferiore al 5% (escluse ferie programmate) è generalmente considerato fisiologico. Tra il 5% e l'8% è opportuno monitorare le causali, sopra l'8% in modo continuativo è spesso segnale di problemi organizzativi, di sicurezza o di clima. Il confronto va sempre fatto per settore ATECO, non con la media nazionale.
Come si calcola il tasso di assenza secondo la prassi italiana?
La formula più usata dagli uffici del personale italiani è: Tasso di Assenza = (Ore o giorni di assenza / Ore o giorni teorici lavorabili) x 100. I giorni teorici si ottengono moltiplicando il numero di dipendenti per i giorni lavorativi del periodo previsti dal CCNL applicato (di norma 22 al mese su 5 giorni o 26 su 6 giorni). Al numeratore si sommano malattia, infortunio, permessi retribuiti, congedi e assenze non giustificate. Le ferie programmate di norma si escludono, perché sono tempo non lavorato pianificato e non assenteismo.
La malattia certificata INPS rientra nel tasso di assenteismo?
Dipende dall'uso del dato. Per la pianificazione della forza lavoro e l'analisi dei costi di sostituzione la malattia INPS va inclusa, perché la postazione resta scoperta e il lavoro deve essere riassegnato. Per finalità disciplinari va invece esclusa: la malattia regolarmente certificata con attestato telematico inviato dal medico all'INPS è un diritto tutelato e non può essere contestata, salvo casi di accertata simulazione verificabile solo tramite visita fiscale. La maggior parte delle aziende italiane rileva due indicatori distinti: tasso totale di assenza e tasso di assenze non giustificate.
Come si trattano ferie e permessi CCNL nel calcolo?
Le ferie maturate ai sensi dell'art. 2109 del Codice Civile e dei CCNL (in genere 26 giorni l'anno per il commercio, 4 settimane più ROL per i metalmeccanici) sono pianificate e si escludono dal tasso di assenteismo, ma rientrano nel calcolo del costo del lavoro perché restano retribuite. I permessi retribuiti (ex festività, ROL, permessi studio, permessi Legge 104/1992 per assistenza a familiari con disabilità) si rilevano separatamente: vanno inclusi nel monte ore non lavorato ma non nelle assenze ingiustificate. La buona prassi HR italiana è segmentare per causale, non sommare tutto in un unico numero.
Cosa dicono le statistiche ISTAT sulle assenze in Italia?
L'ISTAT pubblica trimestralmente dati sulle ore effettivamente lavorate e sul monte ore non lavorate per causa, suddivise tra malattia, maternità, infortunio, ferie, CIG, permessi e altre cause. Storicamente la pubblica amministrazione mostra tassi di assenza più elevati rispetto al settore privato, e all'interno del privato l'industria manifatturiera supera i servizi. I dati ISTAT sono utili come benchmark per il proprio settore ATECO e dimensione aziendale, e vengono usati anche da Banca d'Italia e Confindustria nei rapporti sulla produttività.
Gli infortuni sul lavoro denunciati all'INAIL vanno conteggiati?
Sì, ai fini del tasso di assenza totale gli infortuni sul lavoro denunciati all'INAIL costituiscono giorni di lavoro persi e rientrano nel numeratore. Tuttavia è opportuno tenerli in una voce separata perché hanno implicazioni diverse: alimentano il tasso di frequenza e gravità infortuni che incide sul tasso INAIL applicato all'azienda (bonus-malus ex D.M. 27/02/2019), e segnalano problemi di sicurezza ex D.Lgs. 81/2008 da affrontare con il RSPP. Se gli infortuni rappresentano una quota significativa delle assenze, la priorità è la valutazione dei rischi, non la gestione disciplinare.
Qual è un rapporto sano tra assenze giustificate e ingiustificate?
Nelle aziende italiane ben gestite oltre il 90% delle assenze risulta giustificato (malattia certificata, infortunio INAIL, congedi di legge, permessi CCNL, ferie). Le assenze ingiustificate fisiologiche si attestano in genere sotto lo 0,5-1% del monte ore teorico. Se la quota di assenze non giustificate o di malattie brevi ripetute (tipico campanello d'allarme, soprattutto a ridosso del weekend) supera il 2%, conviene approfondire con un'analisi tipo indice di Bradford (B = S^2 x D, dove S è il numero di episodi e D i giorni totali) prima di attivare visite fiscali o procedimenti disciplinari ex art. 7 dello Statuto dei Lavoratori.
Con che frequenza un'azienda italiana dovrebbe calcolare il tasso?
La cadenza standard è mensile per il reporting operativo all'ufficio del personale e alla direzione, perché coincide con il ciclo di elaborazione delle buste paga e dei flussi UniEmens verso l'INPS. Si aggrega poi trimestralmente per il controllo di gestione e annualmente per i bilanci di sostenibilità e i confronti con i benchmark ISTAT e di settore. Molte aziende calcolano anche un tasso mobile a 12 mesi per smussare la stagionalità: in Italia i picchi tipici sono gennaio-febbraio (influenza), agosto (chiusure) e dicembre (festività).