Qual è un buon margine lordo per una PMI italiana?
Dipende dal settore. Secondo i bilanci aggregati pubblicati da Banca d'Italia e Cerved, le PMI manifatturiere italiane si collocano tipicamente nel 18%–28%, il commercio al dettaglio non alimentare nel 35%–55%, la GDO alimentare nel 20%–28%, i servizi professionali nel 35%–55% e il software/SaaS nel 65%–80%. Confronta sempre con peer dello stesso codice ATECO.
Qual è la differenza tra costi diretti e costi indiretti nel conto economico?
I costi diretti sono direttamente imputabili al singolo prodotto, servizio o commessa: materie prime, manodopera produttiva, energia di processo, ammortamento dei macchinari di produzione. I costi indiretti riguardano la struttura aziendale nel suo complesso: affitto della sede, marketing, amministrazione, IT generale. Solo i costi diretti rientrano nel COGS e quindi nel calcolo dell'utile lordo; gli indiretti incidono più in basso sull'utile operativo (EBIT).
Come gestisce l'OIC 13 le rimanenze nel calcolo del COGS?
Il principio contabile OIC 13 disciplina la valutazione delle rimanenze di magazzino (materie prime, semilavorati, prodotti finiti, merci). Il COGS di periodo si determina come: rimanenze iniziali + acquisti e costi di produzione del periodo − rimanenze finali. La valutazione delle rimanenze avviene al minore tra costo (FIFO, costo medio ponderato o LIFO) e valore di realizzo desumibile dall'andamento del mercato. Una variazione nel metodo di valutazione modifica il COGS e quindi il margine lordo a parità di operazioni gestionali.
Lo schema italiano OIC e lo schema IFRS producono lo stesso utile lordo?
Concettualmente sì, ma la presentazione è diversa. Lo schema italiano dell'art. 2425 c.c. classifica i costi per natura (materie prime, servizi, personale, ammortamenti), quindi 'utile lordo' non è una voce esplicita: si ottiene per riclassificazione. Lo schema IFRS (IAS 1) consente la classificazione per destinazione con 'cost of sales' e 'gross profit' immediatamente leggibili. A parità di principi di valutazione, il numero finale è sostanzialmente lo stesso; cambia solo il livello di analisi richiesto per estrarlo.
Cosa dicono le statistiche ISTAT sui margini del commercio italiano?
L'indagine ISTAT sui conti economici delle imprese del commercio rileva annualmente il margine commerciale lordo (differenza tra ricavi e costo del venduto) per codice ATECO. I valori tipici recenti sono: 22%–28% per la grande distribuzione alimentare, 35%–45% per il commercio al dettaglio non specializzato, 40%–55% per abbigliamento e accessori, 30%–40% per elettronica di consumo. Sono i benchmark di riferimento per posizionare la propria attività.
L'utile lordo è la stessa cosa del margine di contribuzione?
No. L'utile lordo usa il COGS totale, comprensivo di overhead industriale fisso (ammortamenti, manutenzioni programmate, energia di stabilimento). Il margine di contribuzione usa solo i costi variabili (materie prime, manodopera variabile, energia di processo). Il margine di contribuzione è più utile per decisioni sul singolo prodotto e per l'analisi del punto di pareggio, l'utile lordo per la lettura del conto economico.
Come si calcola l'utile lordo per un'impresa di servizi senza magazzino?
Si usa il 'costo dei servizi' al posto del COGS: tipicamente la manodopera diretta del personale fatturabile, più costi di subappalto e infrastruttura direttamente legati all'erogazione del servizio (es. hosting per un SaaS). La formula Ricavi − Costo dei Servizi resta valida e il margine risultante è confrontabile con il margine lordo di un'azienda di prodotto.
Perché lo stesso margine produce ricarichi diversi?
Il margine è utile lordo sui ricavi; il ricarico è utile lordo sul costo. Un margine del 50% corrisponde a un ricarico del 100%, un margine del 60% a un ricarico del 150%, un margine del 75% a un ricarico del 300%. I commercianti ragionano spesso in ricarico, i commercialisti e gli investitori in margine — il calcolatore esprime il margine.
Come migliorare il margine lordo senza aumentare i prezzi?
Riducendo il COGS: rinegoziando i contratti di fornitura, sostituendo materiali con equivalenti meno costosi, riducendo scarti e rilavorazioni, migliorando la produttività della manodopera, ottimizzando il mix verso prodotti a margine più alto. Ogni euro tagliato dal COGS confluisce direttamente nell'utile lordo.
L'utile lordo include IVA o imposte sui consumi?
No. L'IVA è un tributo incassato per conto dell'Erario e non rappresenta né un ricavo né un costo per l'impresa. Sia OIC 12 sia IFRS 15 escludono l'IVA dai ricavi. Sia il campo Ricavi sia il campo COGS del calcolatore vanno compilati con valori al netto dell'IVA.
Quali sono i principali driver di compressione del margine lordo nelle PMI italiane?
I principali sono: aumento dei prezzi delle materie prime e dell'energia (particolarmente sensibile per manifattura e ristorazione), incremento del costo del lavoro per rinnovi contrattuali e adeguamenti ISTAT, perdita di potere di prezzo per pressione competitiva, mix sbilanciato verso prodotti di entry level a margine ridotto e costi logistici di trasporto in crescita. La Banca d'Italia monitora questi fattori nei suoi rapporti periodici sulla redditività delle imprese.
Margine lordo e ROS (Return on Sales) sono la stessa cosa?
No. Il margine lordo si ferma all'utile lordo (ricavi − COGS) ed esprime efficienza produttiva. Il ROS è calcolato sull'utile operativo o sull'utile netto rispetto ai ricavi: include anche SG&A, ammortamenti non industriali, oneri finanziari e imposte. Il margine lordo è sempre più alto del ROS, e la differenza tra i due indica l'incidenza dei costi di struttura.